Ci raccontano così

Tatatà a Firenze: un Viaggio, 1000 libri, un suono

DICEMBRE 12, 2017 – LIBRI, TOSCANA di Amarisla.com

A Firenze, in Oltrarno, seguo un suono che diventa un Viaggio iniziato fra i rami di un albero bianco: Tatatà.

Tatatà

E ritorno bambina

Tatatà

1000 libri su un albero bianco

Tatatà

Lo ripetono sorrisi, foglie, mani che si stringono in un girotondo di racconti

Tatatà

Lo seguo e mi porta a Firenze, in Oltrarno.
TATATA’: IL VIAGGIO DI FIAMMA E SILVIA
Tatatà è la libreria di Fiamma e Silvia ma è anche un viaggio iniziato lontano nel tempo.
Da ragazze, Fiamma e Silvia si conoscono all’università, l’una economista e l’altra architetto.
I fili della loro vita si intrecciano: la routa Maya, i libri di viaggio scambiati fra loro, le suggestioni del Mani in Grecia.
Libri che fanno nascere la voglia di esplorare il mondo, di andare a conoscere l’altro.
I luoghi svelati lasciano dentro una traccia che continua a risplendere anche dopo il ritorno a casa.
Dopo anni di lavoro in azienda, Fiamma e Silvia decidono di dare più spazio a quella luce. Studiano come realizzare il loro progetto fra Milano e Bologna, ma è a Firenze che quella luce si accende.
Pochi mesi fa In Oltrarno apre Tatatà, il Viaggio di Fiamma e Silvia è iniziato.

TATATA’: 1000 LIBRI
1000 libri sono il ritmo a cui pulsa il cuore di Tatatà, uno per ogni titolo.

L’anima di questa libreria non è statica: Fiamma e Silvia vogliono farla scorrere nel tempo, mutevole e in accordo col tipo di viaggio presentato.
Quando ho visitato Tatatà qualche giorno fa, il tema era il Giappone che mi incanta così tanto.
Molti libri sul Giappone, disposti nel candore della libreria, come tante calamite col potere di magnetizzare i pensieri e portarli lontano.
Fiamma e Silvia ampliano il tema del viaggio, e lo esprimono anche in altri campi.
LA FOTOGRAFIA
Tatatà era una meraviglia di finestre sul Giappone grazie alle foto di Andrea Lippi, tratte dalla sua raccolta ‘Lights of Japan’. I suoi scatti in bianco e nero mi hanno fatto immergere nella nebbia surreale e nell’atmosfera poetica di ‘Ore giapponesi’.
IL VERDE
Scendono dall’alto le sfere verdi, sono i Kokedama, che significa ‘perle di muschio’.
In accordo col tema del Giappone, Fiamma e Silvia declinano la loro attenzione verso il mondo del Verde invitando Mirjana Primorac a presentare questi particolari bonsai senza vaso.
L’ARTIGIANATO
In vetrina, assieme ai libri e ai kokedama, sono esposte anche delle particolari borse in seta e lino, sono le Furoshiki di Lifeobject Design in Florence. Furoshiki è l’antica tecnica giapponese di piegare e annodare i quadrati di stoffa per farne delle borse o per avvolgere gli oggetti.
Tatatà come fucina culturale che raccoglie diverse modalità di espressione.
Il tema della libreria varia nel tempo, Fiamma e Silvia sono aperte agli stimoli del pubblico e del vicinato in Oltrarno.
Il prossimo viaggio sarà in Guatemala: Tatatà ospiterà una cooperativa di commercio equo che proporrà la rotta del caffè. A gennaio sarà la volta di New York con ‘Family and the City’, sulle orme di un’amica blogger partita con due libri di viaggio da ‘testare’…
TATATA’: UN SUONO PER IMPARARE IL LINGUAGGIO DEI VIAGGI
Il motivo del nome curioso di questa libreria è stata una delle prime cose che ho chiesto a Fiamma e Silvia.
La loro bellissima risposta è stata che ‘Tatatà’ è il primo suono dei bambini quando iniziano a parlare..
E di parole e racconti si anima il cuore di Tatatà, attorno al suo grande tavolo bianco si incontrano persone per imparare il linguaggio del Viaggiare.
Ho partecipato al laboratorio di Scrittura di Viaggio tenuto da Claudio Visentin, l’ideatore de ‘La Scuola del Viaggio’. Una serata scivolata via troppo in fretta, con Claudio a condurre piacevolmente la lezione-chiacchierata.
Ho saputo che agli inizi di novembre, Tatatà ha ospitato anche Stefano Faravelli, il grande viaggiatore ed artista, coi suoi cahiers pieni di disegni e di mondi da esplorare, anche solo dalle pagine dei suoi libri.. come avrei voluto esserci!
Sono molti i progetti di questa libreria, nata al posto di una stalla con la mangiatoia che si vede ancora oggi.
Sono due i sorrisi pieni di entusiasmo e voglia di credere nel ‘Piccolo e Bello’.
Il suono che io ripeto è ancora lo stesso: Tatatà.
E mi porterà ancora in Oltrarno, per aprirmi a mondi nuovi.

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